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Il lago dell'arcobaleno


section 1
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C'era una volta una bellissima ondina che viveva nel lago di Carezza. Pur essendo una ninfa d'acqua che adorava nuotare e immergersi nelle profondità del lago, l'ondina non disdegnava di uscire all'aria aperta per cantare assieme agli uccelli e accarezzare gli animali del bosco. Quando era seduta sola sulla riva, la naiade coglieva fiori che infilava fra i capelli e ammirava la corona di monti circostante.
Dovete sapere che il lago di Carezza è incastonato in un bosco rigoglioso e attorniato dall'impervia cima del Latemar, un insieme di rocce verticali e frastagliate che oggi è meta di escursionisti e scalatori, ma che al tempo in cui è ambientata la nostra storia era un monte inospitale e inaccessibile.
Sul Latemar viveva il perfido stregone di Masaré, unico abitante di quella montagna spaventosa. Lo stregone, dopo essere stato ripudiato da tutti gli abitanti della valle perché aveva fama di litigare con le vecchiette e rapire i gattini, si era appartato in una piccola capanna in cima al monte per condurre esperimenti di magia nera.

​Un giorno lo stregone sentì l'ondina che cantava in compagnia degli uccellini e se ne innamorò, o almeno così chiamò la sua cupidigia. Lo stregone, che era malvagio ed egoista, voleva impadronirsi della naiade come il contadino è proprietario dell'aratro e la sarta della macchina da cucire: bramava di diventarne il possessore e tenerla per sempre in gabbia. Non pensò di donarle un fiore, ma di incatenarla, in modo che l'ondina non accarezzasse più gli animali del bosco e cantasse solo per lui.​


section 2
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Lo stregone di Masaré, camminando a carponi, si avvicinò di soppiatto allo scoglio dove l'ondina cantava e intrecciava i capelli biondi. Gli animali del bosco lo notarono e capirono che c'era qualcosa di strano in quell'uomo che avanzava verso la loro amica con fare losco e con una smorfia che gli deformava il volto. Indovinato il pericolo, gli uccelli smisero di cantare e diedero l'allarme con strilli acuti. Avvisata in tempo, l'ondina riuscì a fuggire nel lago un attimo prima che lo stregone la agguantasse. Il malvagio provò a inseguirla, ma come poteva raggiungere una ninfa d'acqua che nuotava disperata nel suo ambiente naturale? Adirato, lo stregone fece per sfogare la sua rabbia distruggendo il bosco dove avevano casa gli uccelli. Lo fermò solo il pensiero che, rendendo i dintorni del lago una landa desolata, si sarebbe privato della fitta vegetazione che poteva permettergli di avvicinarsi di nuovo all'ondina senza essere visto.
Passarono giorni senza che lo stregone avesse nuovamente occasione di provare a imprigionarla. Passarono settimane senza che l'ondina abbassasse la guardia. Più lo stregone pensava al canto della naiade, più desiderava di renderla il suo canarino personale.
Ormai in stallo, lo stregone di Masaré chiese consiglio alla strega Langwerda, una vecchia megera che abitava sullo Sciliar. «Sono disperato, Langwerda. Amo l'ondina del lago di Carezza e voglio catturarla perché canti solo per me. Ti prego, aiutami!»
La risposta di Langwerda non fu tenera: «Imbecille! Guarda come ti sei ridotto per l'amore di un'ondina. Tu, lo stregone malvagio di Masaré, vieni qui a pregarmi! Ahahahaha. Non so se ti aiuterò...»


section 3
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«Non mi aiuterai? Come farò? Come potrò vivere un altro giorno sapendo che l'ondina è felice e si diverte assieme agli animali del bosco?», chiese lo stregone, sempre più disperato.
«Povero stupido», rispose Langwerda, «Mi fai così pena che ti darò un consiglio. Sì, ti aiuterò. Usa la tua magia nera per trasformarti in un mercante di tessuti orientali e pietre preziose. Mostrali all'ondina e lei si avvicinerà, perché non ha mai visto quelle mercanzie. Sarà abbastanza curiosa da abboccare.»
Lo stregone di Masaré seguì il consiglio della strega Langwerda. Vestito da mercante si recò al lago di Carezza e si sedette sulla roccia preferita dell'ondina, ma la fanciulla rimase immersa nel lago perché non si fidò di quel laido individuo che la chiamava a gran voce.
Allora lo stregone ritornò da Langwerda per ricevere altri insulti e consigli.
«Chissà come ti sei travestito, vecchio rimbambito», brontolò la strega. «Scommetto che avevi le unghie nere e il mento unto. E quella tua smorfia? Hai guardato l'ondina come un macellaio che sta per ammazzare un coniglio?»
«Hai ragione, è colpa mia, ma aiutami. Dammi un altro consiglio!»
«Va bene, ti aiuto, imbecille. Così la smetti di scocciarmi. Fabbrica il più grande arcobaleno che si sia mai visto in tutte le Alpi. L'ondina non resisterà al fascino dei colori di un arcobaleno. Travestiti meglio questa volta, così quando andrai al lago non ti riconoscerà. Mentre è distratta dall'arcobaleno, catturala!»


section 4
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Per mezzo della magia nera lo stregone di Masaré forgiò un arcobaleno lunghissimo che congiungeva il Latemar con il monte Rosengarten. Poi andò al lago di Carezza convinto che l'ondina, ammaliata dalla sua colorata creazione, sarebbe stata distratta e vulnerabile. Ancora una volta lo stregone fallì. Era talmente felice all'idea di poter finalmente catturare l'ondina che si dimenticò di travestirsi! La ninfa d'acqua lo vide arrivare e per l'ennesima volta riuscì a scappare nelle acque del lago di Carezza.
Lo stregone si arrabbiò così tanto che afferrò l'arcobaleno, lo sbriciolò in mille pezzi e lo gettò nel lago. Fu allora che il lago di Carezza si tinse dei colori dell'iride.
L'ondina si spaventò così tanto che non si fece mai più vedere dagli esseri umani, finché con il passare del tempo ci si dimenticò il suo nome. Si dice che in qualche rara occasione la ninfa del lago di Carezza si mostra alle persone che sono davvero innamorate. Questa storia mi è stata raccontata proprio da lei. Se visitate il lago di Carezza e pensate di essere innamorati provate a chiamare l'ondina: forse racconterà la sua storia anche a voi.
Mi ha anche sussurrato il suo nome. Si chiama Giada.

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