20lines


section 1
auraconte

Aprii gli occhi lentamente, prima che la mia vista mettesse a fuoco ci vollero alcuni istanti. Intorno a me vi erano solo una natura rigogliosa e una leggera nebbia. Giacevo su una superficie dura e bagnata, ma soprattutto fredda. I brividi causati dalla bassa temperatura dovevano essere stati la ragione del mio risveglio in quel luogo. Cercai di mettermi in piedi due volte ma non possedevo abbastanza forze, così mi fermai qualche minuto per comprendere cosa ci facessi lì. Era quasi sera e gli alti alberi lasciavano poco spazio alla luce.
L'ultima cosa che ricordavo era il volto di un bambino incontrato al centro commerciale. Poi il vuoto. Qualcosa vicino a me puzzava, tanto da farmi venire la nausea. Non avevo mai sentito un odore così schifoso e intenso. Non vi erano suoni tranne quelli della natura, quindi l'autostrada doveva trovarsi ben lontana.
"Aiuto!" esclamai ad alta voce ma nessuno rispose. La mia voce era roca, la gola era asciutta come se non avessi bevuto da almeno un giorno. Non mi persi d'animo e continuai a urlare nella speranza che qualcuno mi aiutasse.
Alcuni uccelli furono spaventati dalle mie urla e si levarono in volo dagli alberi che mi circondavano. Poi nuovamente il silenzio.
Dopo qualche tentativo riuscii finalmente ad alzarmi, però le gambe erano deboli. Il rumore di alcuni rami spezzati mi fece voltare di scatto alla mia sinistra.
"C'è qualcuno?" domandai urlando.
Non ebbi alcuna risposta verbale ma vi fu una ripetizione dello stesso rumore. Qualcuno si stava avvicinando...


section 2
ginaladdaga

Decisi di rimanere in silenzio per tentare di capire se il rumore che sentivo era davvero rumore di passi. Quel suono ripetitivo, ritmo non smise, anzi diventò più forte e più vicino.
Chiusi gli occhi - ancora non so il perché - e rimasi immersa nel buio sperando che "quel qualcuno" non mi vedesse.
Se mi stessero cercando?
Se mia sorella avesse avvertito il 911 e fossero dei poliziotti?
E se invece chi mi cercava voleva solo sbarazzarsi di me?
Solo uccidermi?
Uccidermi. Perchè qualcuno voleva uccidermi?
Quel pensiero che mi balenò nella mente era qualcosa di reale, lo percepivo come sentivo il freddo del terreno a contatto con la mia pelle, con il mio stomaco.
Eppure non avevo paura, nonostante i passi divennero più costanti e prossimi.
Riaprii gli occhi e guardai nella direzione del suono.
I passi all'improvviso cessarono e fui immersa dal rumore assordante del silenzio.
Ora cominciavo ad avere paura.
Passarono almeno una decina di minuti, li contai mentalmente, quando tentai di alzarmi, ma ancora non riuscii.
E poi accadde tutto velocemente, in una frazione di secondo: due mani strinsero le mie caviglie e mi trascinarono verso il cuore del bosco.
Non riuscii neanche ad urlare.


section 3
auraconte

(ATTENZIONE: Questo nodo è stato scritto da @SteekHutzee - Twitter - a causa di problemi tecnici di 20Lines lo inserisco io per lui).
Dovevo essere svenuta di nuovo perché mi risvegliai appesa a testa in giù, per le caviglie. Come una preda. Come una fottutissima preda.
A CHE GIOCO STAVAMO GIOCANDO?
Ero terrorizzata e questo terrore mi bloccava; oltretutto sentivo qualcosa scivolarmi in faccia, qualcosa di liquido e con la punta della lingua sentii subito quell'inconfondibile sensazione metallica che solo il sangue sa dare.
Alzando la testa riuscii ad intravvedere una ferita sul fianco.
Sembrava profonda ma curata, o per lo meno non stava più sanguinando ma era chiaramente fresca.
Avrebbe dovuto farmi male, ma niente. Come fosse stata anestetizzata.
“Come diavolo ci sono arrivata qui? Chi era quel maledetto bambino? CHI DIAVOLO MI HA CURATO?! COME CAZZO CI SONO ARRIVATA QUI?!” era il pensiero che più mi terrorizzava.
Ci mancava che iniziasse a piovere ma almeno la pioggia iniziò ad attenuare quell'odore nauseabondo, proveniente da una carcassa di quello che sembrava essere un cervo mezzo mangiato e su cui vidi come la figura di un orso accovacciata sopra intenta a strappare brandelli di carne..
Un orso, sicuro, ma un orso come avrebbe potuto legarmi così.
E poi, improvvisamente, una voce roca: “Lo so che sei sveglia”​.


section 4
Krilli

Lo so che sei sveglia, la sua voce era suadente e calma.
Ero sveglia, ricominciai ad urlare e dimenarmi ma fu del tutto inutile. Lui continuava a fissarmi quasi incuriosito, come se quella situazione fosse del tutto normale.
Non avrà avuto più di 12 anni, smilzo e pallido, eppure mi ricordava il bambino del centro commerciale. Miriam, Miriam, Miriam parlami. Ripresi ad urlare col tutto il fiato che mi era rimasto in gola, « Chi cazzo sei, cosa vuoi, perché mi fai questo, liberami ti prego». Non mi rispose. Poi il buio. Mi risvegliavo e ricadevo nell'oblio, mi girava la testa, avevo gli arti intorpiditi. Mi ritrovai adagiata su una coperta, provai a muovermi lentamente per valutare i traumi fisici, avevo un paio di ferite profonde bendate, lividi sparsi, i vestiti lacerati, probabilmente una costola incrinata dato che respiravo a fatica. Sentivo freddo, avevo fame, ma soprattutto avevo paura. Come aveva fatto quel maledetto bambino a fare tutto questo. Perché io, perché proprio io, mi staranno cercando? mille domande affollavano la mia mente. Sentì rumore di passi le tavole del pavimento scricchiolavano debolmente. Sentì la sua voce: «lo so che sei sveglia» raccolsi le mie forze addossandomi istintivamente verso la parete, lo vedevo avvicinarsi. « Sono sveglia» risposi, un sorriso illuminò il suo viso.. ne seguì un... ghigno... «giochiamo allora» ... e fu di nuovo il buio.


section 5
giancarlopiccol

Al mio risveglio capii che l’artefice di tutto ciò non poteva essere solo un bambino ed infatti ancora con la vista offuscata mi accorsi che, non molto lontano, un’ombra di un uomo alto e robusto si accingeva a portare fuori, tra mosche ed insetti, un corpo insanguinato di una donna sulla trentina. «​Non voglio fare anch’io questa fine» ​ dissi tra me. Quando l’uomo fu fuori per smaltire la carcassa di quella povera ragazza che chissà quali pene dell’inferno aveva subito, cercai di alzarmi ma sentivo le gambe vacillare, le ferite bruciare; così facendo leva su di una sedia riuscii a mettermi in piedi. Le forze mi mancavano ma non potevo restare lì inerme. Guardai ora a destra e ora a sinistra rendendomi conto che il luogo in cui mi trovavo era senz’altro una cascina sperduta in qualche bosco. Cercai di fare mente locale, di ricordare se, nelle vicinanze del centro commerciale da me involontariamente abbandonato, ci fosse natura selvaggia. Evidentemente in quel momento pensare risultava difficile: rumori ed urla si udivano da una stanza vicina ed io non potevo ancora perdere tempo prezioso. Dovevo pensare a far salva la pelle. A tutti i costi. Sul tavolo di quella cucina, tra gli avanzi di cibo avariato, un coltello brillava alla luce del Sole che, filtrato dai rami degli alberi, illuminava parte della casa. Decisi di afferrarlo quanto prima e di nasconderlo nella manica del mio maglione martoriato. Mi diressi alla porta scaltra come un gatto ma appena varcai la soglia una forte mano mi strinse la gola e i miei occhi videro lui. Un uomo sulla sessantina dagli occhi bruni e la barba sfatta. Sul suo volto la pelle sembrava cadere a pezzi come se fosse stato vittima di un incendio che, pover uomo, gli aveva ustionato la pelle. Era molto alto e il suo volto senza emozioni.


section 6
Krilli

Chiusi gli occhi, rividi tutta la mia vita scorrermi davanti, in quella frazione di secondo sperai che la mia fine non fosse atroce, come le urla provenienti dall'altra stanza lasciavano intuire. Speravo in un miracolo, credevo nel destino. Afferrai il coltello e glielo conficcai nel braccio, sperando mollasse la presa, dandomi il tempo di fuggire. Non ebbe alcuna reazione, non una goccia di sangue, non un gemito di dolore. Mi scaraventò per terra, senza il minimo sforzo e sfilò via il coltello, come se niente fosse. Era lì immobile, mi scrutava, il suo viso era privo di emozioni. I suoi occhi vacui. Perché non mi aveva ucciso. Lo guardavo come ipnotizzata, era possente, ora che lo vedevo da vicino, era pallido come il bambino. Occhiaie profonde solcavano entrambi i visi, pensai fossero imparentati in qualche modo. Mille domande affollavano la mia mente ma nessuna risposta sembrava adeguata. Si diresse verso il tavolo, il suo passo era leggero quasi fluttuante, praticamente impossibile per un uomo di quella stazza. Non si prese neanche la briga di serrare la porta. Il suo era un tacito invito a non ritentare la fuga. Si sedette ma non mangiò. Continua a fissarmi, quasi incuriosito. Le urla erano cessate. Il silenzio mi stava uccidendo. Pensai che chiunque ci fosse nell'altra stanza, avesse finito con le altre vittime, il che faceva di me la successiva. Forse neanche l'ultima. Me lo ritrovai davanti, come cazzo aveva fatto, un istante prima era a non meno di 6 metri. Forse ero stata drogata o la prigionia mi stava creando delle allucinazioni. Era ad un palmo dal mio viso, non sentivo il suo respiro, eppure era vivo. Mi mise una mano sul viso, il mio cuore andava all'impazzata. La sua mano scese sul collo e via giù lungo i fianchi. Ero paralizzata, che diavolo mi stava facendo. Sentivo le sue mani gelide studiare ogni centimetro del mio corpo e io non potevo reagire. Ricordo un gemito ed il silenzio.


section 7
francamarsala

Mi risvegliai per l'ennesima volta. Ero sdraiata sul duro pavimento. Mi sentivo indolenzita come se mi avessero picchiato a lungo. Cercai di mettermi a sedere. Per un attimo vidi tutto girare. Poi riuscii a sollevarmi e mi accorsi che ero sola. Mi sentii sollevata, anche se sapevo non sarebbe durato. Dov'erano quei tre? Che stavano architettando? Ero terrorizzata, e mille pensieri, tutti orribili, mi affollavano la mente. Guardai la porta, ero tentata di riprovare a scappare, ma capii che non sarei andata lontano. Ricordavo le dita di quell'uomo sulla mia gola, che ancora mi bruciava; mi avrebbe ripresa subito. Non comprendevo da dove mi venisse questa certezza, però non avevo alcun dubbio che ero nelle mani di esseri non comuni. Umani, non umani, non importava, non era il momento per le domande, l'essenziale ora era sopravvivivere.
Sentendomi un po' sciocca, recuperai il coltello, che giaceva abbandonato in un angolo. Non era servito a nulla, eppureavevo bisogno di qualcosa cui aggrapparmi, una mia personale àncora di salvezza.
Udii dei passi leggeri e mi voltai. Mi aspettavo che fosse uno dei tre che avevo già avuto la sventura di incontrare, e invece mi si parò davanti un quarto uomo.
Almeno credo lo fosse. Ebbi appena il tempo di scorgere la sua possente figura che caddi addormentata.


section 8
sillviapatan

Mi risvegliai a notte fonda. Doveva essere da parecchio che si divertivano con me e, nell'oscurità della cascina abbandonata, vidi soltanto una serie di ombre. Ora, al posto della luce del sole, dal soffitto crollato entrava solo quella lunare che non riusciva a definire i contorni di quel luogo. Perché costruire una cascina nella foresta? Non avevo visto zone coltivate e sicuramente il supermercato non sorgeva tra gli alberi. I ricordi erano confusi, resi aggrovigliati dai continui svenimenti, ma ormai ero arrivata alla conclusione che si trattava del tocco. Quelle quattro figure andavano in scala di età, più erano anziane più erano massicce, ma ero venuta a mancare sempre quando li avevo vicini. L'ultima cosa che ricordavo prima del primo svenimento era stato il viso del bambino ed ero sicura che mi avesse sfiorato. Quei visi, sia che sorridessero come demoni, sia che fossero imperscrutabili come rocce scavate nelle montagne, non erano comunque umani. Ero sicura che l'anziano non respirasse, non sanguinasse. Ed il bambino, con quello sguardo da anziano, quei tratti leggermente caprini e selvatici, aveva addirittura ammaestrato un orso. Mi augurai di sentire altre urla, di non essere la prossima, di non diventare l'ennesima vittima di scomparsa. Mia sorella avrebbe sentito il mio nome: Miriam, in bocca a una giornalista in televisione e forse avrebbe perso le speranze di cercarmi. Mi strinsi nel maglione, l'umidità mi era entrata nelle ossa. Mi passai una mano tra i miei capelli corti, trovando rametti, foglie e polvere all'interno dei grovigli di nodi. Digrignai i denti e il rumore che produssi mi fece rabbrividire, ogni suono in quel luogo rimbombava, ma ne sentii un altro, viscido, avvicinarsi. Mi voltai e qualcosa mi colpì al viso, facendomi stramazzare.


section 9
KrishelM

Quando riaprii gli occhi, mi trovavo in una stanza completamente bianca. La luce quasi mi feriva gli occhi per quanto era limpida. Non capivo come possi arrivata lì, la mia mente aveva continui blackout, sicuramente indotti da qualche sostanza che mi veniva iniettata. Mi volevano inerte, indifesa mentre avevo dato prova di sapermi difendere. La stanza era completamente priva di finestre e sembrava insonorizzata. Anche se avessi voluto gridare, non mi avrebbe sentito nessuno. Non potevo vedere nulla, stesa com'ero ma ciò che vedevo era sufficiente. Di fronte a me un tavolo pieno di varie strumentazioni: bisturi, seghetti, scalpelli. Chiusi nuovamente gli occhi per la disperazione ma cercai di reprimere le lacrime. Sicuramente quei sadici avrebbero goduto maggiormente se mi avessero visto sofferente. Dove ero capitata? Poi mi ricordai di un articolo che avevo letto sul giornale tempo prima. Un serial killer si aggirava per le vie della mia città, uccidendo e trasformando in statue le povere vittime. Non dovevo perdere la speranza. Tastai con i polsi quanto erano forti le bende che mi trattenevano. Troppo per essere strappate con uno strattone. Dovevo andarmene da lì, al più presto. Ma come? Una voce risuonò nella mia testa. "Tranquilla, non ti faremo del male. Ci ringrazierai una volta che avrai visto quanto ti avremo reso più bella. Immortale agli occhi del mondo. Sarai una vera dea." Nel totale silenzio di quella stanza sentivo risuonare i battiti del mio cuore. Erano accelerati, come se qualche folle stesse suonando un inquietante ritmo di battaglia o di morte. In fondo non era poi così lontano dalla verità. Stavo per morire e non c'era nulla che avrei potuto fare per rimediare. Chiesi mentalmente perdono alla mia famiglia per aver perso la speranza così facilmente. Io so che dovrei continuare a lottare per una possibilità. Ho perso tutto.


section 10
KrishelM

(ATTENZIONE: Questo nodo è stato scritto da Silvia Azzaroli. Posto io per problemi tecnici)
Chiusi gli occhi mentre sentii partire il rumore del trapano. Avevo sempre odiato quel suono. Anche quando andavo dal dentista era un tormento. Avrei preferito farmi fare venti anestesie invece che udire quel suono. Provai ad urlare ma ero come bloccata. Inerme. Non c’era niente che potessi fare.​ Sollevai lentamente una palpebra e mi accorsi che avevano già iniziato la loro opera e allora perché non provavo nessun dolore? Mi stavano cambiando in vari punti. Gambe, braccia, mani, sbiancando la pelle, rendendola, scolpendo qualche imperfezione delle ginocchia e dei gomiti.​ Quando vidi che puntavano al viso, serrai di nuovo gli occhi nella speranza che mi uccidessero alla svelta, ma ancora una volta non sentii nessun dolore.
Sapevo che mi stavano bucando il volto, che lo stavano rimodellando, eppure non stavo provando nulla.​
Ero completamente anestetizzata.
Oppure ero già morta?
Sorrisi pensando a quell'eventualita. Se ero morta non potevano farmi più male ma io potevo farne a loro. Mi alzai riuscendo a staccarmi i lacci con una facilità impressionante. Forse stavo sognando o forse ero impazzita. Presi il trapano dalle mani del più grosso e lo conficcai nel cranio. "Volevate che diventassi come voi? E ora lo sono. E non mi fermerete più." Il sangue uscì a frotte dal cervello del gigante, ma nessuno rimase impressionato, tantomeno quell'inquietante bambino che sorrise mormorando: "Ora sei pronta"


section 11
ginaladdaga

"Sì, sono pronta" dissi digrignando i denti e mi scaraventai sul bambino, il quale continuava a ridacchiare. Con il trapano gli trafissi il cuore, come se fosse un pugnale.
Il bambino cadde a terra e morì, o così parve. Aveva ancora stampato sul viso quel sorriso agghiacciante.
Mi girai velocemente alla mia destra e gli altri due uomini stavano avanzando verso di me con in mano degli strumenti luccicanti, come bisturi.
"Oh, non mi farete più del male!", esclamai. La mia voce risuonava tagliente e forte, come non lo era mai stata. Come non me la ricordavo.
Mi avevano cambiata, lo capii in una frazione di secondo, ma non sarei stata la loro schiava.
Con un balzo felino mi gettai addosso al primo uomo davanti a me e con la sola forza delle mie gambe gli spezzai il collo.
Il secondo uomo, senza battere ciglio di fronte al compagno morto, scavalcò il cadavere e camminò a passo sostenuto verso me. Io balzai all'indietro e mi acquattai per poi lanciarmi contro di lui. Questa volta gli strinsi le gambe attorno alla vita e gli ficcai le dita negli occhi finchè non cadde a terra in una pozza di sangue.
Rimasi in silenzio a guardare di fronte a me il muro, facendo respiri profondi.
Ancora non avevo compreso ciò che avevo fatto.
Mi fissai le mani sporche di sangue e poi sentii un fruscìo dietro di me. Mi girai e le vidi.
"Ci hai salvate", affermò un voce cristallina.
Cinque ragazze bionde, vestite di bianco, mi fissavano adoranti come se fossi la loro divinità.


section 12
FrancescoAltrui

Sorridevano ed a me venne istintivo sorridere loro di rimando. Un 'ciao' appena sussurrato da parte mia, con il pensiero che non avrebbero sentito niente, come non sentivano niente, né dolore né parole, i miei carnefici. Una di loro, invece, quella al centro del gruppo, parlò:
- Avete visto che la paziente si è svegliata? Ci ha anche finito il lavoro -
La ragazza al suo fianco rise e la sua risata mi fece paura. In quello stesso momento ebbi l'impressione che tutta la luce attorno a me aumentasse gradualmente. Mi feriva quasi gli occhi, tutto quel biancore freddo ed asettico.
- Chiamarla 'la paziente' è un po' troppo, non credete? - commentò.
Dietro di loro si materializzava tutto, lentamente. I piani, i manichini vestiti, me stessa seduta davanti alla grande vetrina principale all'interno di "Casual&Chic", il negozio più noto del grande magazzino.
Dietro di me vedevo una piccola cascina in scala, bella scena ricostruita con cura, piccoli corpi distesi, un accenno di foresta tutto attorno. Addosso a me chiodi, punte di acciaio che mi uscivano dal corpo.
La grande vendita.
Saldissimi per la festa di Halloween.
Ultimi due giorni, approfittatene!!
- Aspettate! - gridai, mentre le sentivo ancora ridere - Non sono un manichino, io. Non sono... -​
L'ultimo gancio, che mi teneva in piedi nella foresta sintetica, mi fu attaccato e mi tolse il respiro.

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