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Estratto in esclusiva: MIDNIGHT SUN di Charlotte Raine


reginlaradiosa
Canale: Thriller

Quando andavo a scuola, c’era un compito che gli insegnanti ci assegnavano sempre alle elementari e alle medie: Cosa vorresti fare da grande? Quello che scrivevano i miei compagni spesso mi rendeva perplesso.
Sposarmi.
Diventare un pompiere.
Visitare la Francia.
Innamorarmi.
Tutti i loro sogni erano connessi all’esplorazione e all’inseguimento della felicità. I miei invece riguardavano tutt’altro: sfuggire alla miseria.
Volevo andarmene dall’Alaska.
Non importava dove sarei finito – New York, Texas, South Carolina, Messico, persino il Canada sarebbe andato bene – l’importante era andarsene. Non volevo vivere vicino ai miei genitori. Non volevo vivere in nessun posto dove sarei stato riconosciuto come figlio del giudice Latham. Non volevo vivere in un luogo dove sarei stato guardato a vista perché ero un fallimento.
«Mason.» Greg Martin mi porge una valigia.
La metto nel portabagagli della Mustang.
«Attento a chiunque sembri troppo voglioso di comprarla a qualunque prezzo… e a chiunque sembri più vecchio di venticinque anni. Probabilmente è uno sbirro.»
«Lo so, Greg, non sono un idiota.» Tiro fuori una busta e gliela passo.
Greg conta le banconote. «Come hai fatto ad avere tutti questi soldi? Non finirò per scoprire che sono falsi o che hai rapinato una banca, vero?»
«Dipende. Considereresti una rapina il fatto che ho preso i soldi dal conto in banca del mio vecchio? Non è colpa mia se i banchieri si fidano tanto facilmente.»
Lui scuote il capo. «Se il giudice Latham lo venisse a scoprire…»
«Non accadrà.»
«Era solo per dire, il figlio del giudice che vende erba? Non ne sarà molto contento.»
«La vendo ad Anchorage e me ne andrò non appena è finita. Prenderò un aereo in modo da superare il Canada. Dove pensi sia meno probabile che mi trovi, Montana o Iowa?»
«Non so neanche dove sono sulla cartina.»
Sbircio nella valigia. «È buona quest’erba? Non voglio clienti arrabbiati. L’ultima cosa che desidero è farmi sparare proprio prima di andarmene da qui.»
«Be’», fa Greg, gli angoli della bocca sollevati in un sorriso sbilenco, «se non ti dispiace farmi restare ancora, perché non ne proviamo un po’? Ho un nuovo bong che è fantastico. È fatto di vetro marrone, ma ha qualcosa che rende lo sballo incredibile.»
Gli sorrido. «Sei una cattiva compagnia.»
Greg ride. «Sono solo un istigatore. Quello pericoloso sei tu.»
«Non se me ne vado da Wyatt», rispondo. «Se me ne vado, sarò solo un altro animale selvaggio. Non intrappolato in un angolo mentre cercano di domarmi, come fanno qui.»

* * *

Mio padre fa avanti e indietro di fronte al camino, le mani strette a pugno, le narici che si dilatano e il volto così rosso da sembrare che tutto il sangue gli sia salito sul viso. «Lo capisci cosa mi stai facendo? Il figlio del giudice accusato di guida in stato d’ebbrezza e possesso con intento di spaccio. Sarò lo zimbello di questa città, di Anchorage e di tutto il maledetto sistema legale dell’Alaska per il resto della mia vita del cazzo.»
«Non vedo la differenza rispetto a ora», rispondo.
Mi afferra per il collo e mi sbatte contro il muro con un unico agile movimento. Sento la pressione di ogni singolo dito contro la gola.
«Earl», gli fa Vanessa, alzandosi dalla poltrona vintage a tema floreale, «sappiamo che sei arrabbiato, ma…»
«Zitta!» sbotta mio padre.
Riesco a sentire la mancanza d’aria che fa battere il cuore più veloce – il disperato tentativo del corpo di sopravvivere – ma mantengo l’espressione provocatoria.
«Sto parlando con mio figlio.» Mi punta un dito tra gli occhi. «Devi rimetterti in carreggiata. Sei così egoista e così dannatamente stupido da farmi pensare che devi aver perso qualche cellula cerebrale alla nascita.» La sua saliva mi arriva sul viso a ogni frase. «Voglio che lo capisca ora, cazzo. Ho chiuso. Ti ho parato il culo tutte queste volte solo per salvare la carriera che tu continui a provare a distruggere. Ti voglio fuori dalla mia casa, dalla mia vita e voglio che accada proprio adesso.»
Mi lascia andare. Mi tocco il collo e già sento dove fioriranno i lividi attraverso la pelle. Guardo in direzione di Vanessa, che è tornata seduta, con gli occhi spalancati per la paura. Mio padre di solito non ha i suoi scatti di fronte a lei, perciò immagino che questa sia la prima volta che vede la bestia… ed è stata appena una sbirciatina.
«Sai, diceva le stesse cose a mia madre», le faccio. «E dirà le stesse cose a te e a tua figlia, un giorno.»
Neanche vedo arrivare il pugno, ma la cosa successiva che so è che mi trovo a terra vicino al camino e la mia guancia sinistra sembra andare a fuoco.
«Non rialzarti», mi ordina. «Non rialzarti a meno che tu non riesca a stare in piedi come un uomo.»
Ci sono migliaia di risposte che vorrei dargli – fottiti o che tipo di uomo colpisce il figlio al volto? o un giorno ti ucciderò – ma tutto ciò che riesco a pensare è che avevo quasi abbastanza soldi da potermene andare e ora invece finirò in prigione e le mie ali saranno tarpate per sempre.
Mio padre va da Vanessa e le mormora parole rassicuranti. È colpa sua per parecchie cose, ma non per il fatto che io rimanga intrappolato qui.
La colpa di questo ricade sul detective Grant e che io sia dannato se non brucerò la sua vita come lui ha fatto con la mia.

Continua... ​

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