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L'importanza di un buon substrato


strandedmood

“La mailbox mario.rossi@societàsrl.it non è più operativa. Prego inoltrare i messaggi a ...”

Ogni volta che riceveva un improvviso messaggio automatico di indirizzo mail provava un inspiegabile senso di sollievo. Non pensava mai ad un licenziamento imposto, ci vedeva un cambio di rotta, una decisione sofferta ma presa con coraggio. Una scelta, anzi no, LA SCELTA, verso un nuovo inizio di libertà. Immaginava lo spin off della vita di Mario Rossi da quella casella di posta, vedendolo felice a organizzare barbecue in giardino, ad aprire l’attività che teneva da anni nel cassetto, a fare il freelance su una barca a vela...un universo parallelo in cui Mario Rossi ora faceva finalmente quello che lo rendeva felice...

“Oh it’s such a perfect day, I’m glad I spent it with you...” Ripensava a quello che l'avrebbe resa felice, lo squillo del cellulare la fece trasalire.

“Pronto”

“Ehilà bella!”

“Chi parla?”

“...Sono Piera...ma solo tu non guardi mai prima di rispondere...”

No, non guardava mai, l’identificazione del mittente toglieva suspense alla telefonata....chissà chi è e cosa vorrà?...perché mi chiama ora?...tutta questa sorpresa annientata....in fondo lei era ancora una romantica...

“Andiamo a fare un giro in centro, vieni?”

“Non so...ho ancora un po’ da lavorare...”

“Dai Mira, è sabato sera cazzo, già ti vedo con il laptop sporco di briciole, in tuta da casa e pantofole di spugna. Mi sembra una di quelle sfigate che comprano i tuoi manuali. Alza quel culo e vieni fuori!”

“Davvero, se mai vi raggiungo.”

“Bah, fai come vuoi. Ci troviamo alle 19.30 in piazza Vittorio Emanuele, prima l’ape al Sunset e poi...”

“E poi vi trovo se mai, non ti preoccupare”

“Come vuoi”

“Ah Piera, pile.”

“...Ehh?”

“Pile. Le pantofole, sono di pile.”

Click.

Conosceva Piera dai tempi del liceo, erano profondamente diverse. Mira avrebbe passato la notte a finire l'editing di “Il giardino a portata di mano” l'ultima pubblicazione della collana, “Fiori e colori” pilastro della casa editrice per cui lavorava. Piera a sbronzarsi in centro città, ballare, rimorchiare qualcuno e postare le sue foto con il mascara colato il giorno dopo su Instagram. Dalla rottura con Marco il lavoro si era fagocitato Mira come l’abbraccio caldo del piumone in una domenica di pioggia. E dire che prima di lavorare lì non conosceva la differenza tra piante da interno ed esterno, poi la scoperta coatta e l'innamoramento spontaneo, fino all'incontro con la terra, nel piccolo giardino sul retro della casa che avevano preso, con Marco, per cominciare una vita insieme.

“Bello è qui, però ora le confido che a me, in dieci anni, non ha mai attecchito niente, se non quei cespugli là infestanti e l’ edera, ahahha ma quella si attacca a tutto. Aahhah, comunque ci starete bene...ahhaa”

Forse questo avrebbe dovuto farle intuire qualcosa ma l'ex proprietario di casa non le sembrava con tutti i giorni a posto, loro si erano innamorati della casa e lei soprattutto di quel piccolo spazio sul retro. L'aveva ripulito da tutte le erbacce, dissodato la terra, aerato il terreno, mescolato con torba e sabbia di mare (come consigliava in “Get to basics: l'importanza di un buon substrato”) seminato, fertilizzato concimato a dovere.

Erano passati sei mesi, due cicli di semina e una fottuta stagione delle piogge ma nessun risultato.

“Spendi più tempo in quel giardino che in casa, dovrò vestirmi da arbusto per farti accorgere di me...”

Ripensava a quel giorno, quando Marco la sorprese alle spalle, avvolgendola in un abbraccio in cui le tolse le cesoie dalla mani e la portò a sé. Non riusciva a smettere di pensare come avevano fatto ad arrivare ad oggi, alle parole che si erano detti e i gesti che si erano rinfacciati, all'odio che si erano vomitati addosso al culmine della loro ultima lite.

Erano passati due mesi da quel giorno senza più sentirsi né vedersi, online o in città.

Guardò l'orologio in basso a destra sul monitor, segnava le 03.40, era l'ora di mettersi a dimora, come i bulbi in autunno.

Domenica mattina si svegliò un po' assonnata e con il mal di testa. Mentre preparava il caffè in cucina ricordava di aver sognato Mario Rossi, di ritorno dal cammino di Santiago, che la salutava a passo svelto, con la conchiglia del pellegrino che gli penzolava dallo zaino, diretto verso l'altopiano del Marocco...

Accese il telefono mentre la moka prendeva vigore sul fornello. Un fischio dal telefono le restituì un sms:

'Direzione' “Mira, un cambio di pubblicazione, il manuale deve andare al grafico DOMANI e non mercoledì. Chiama appena leggi!”.

Un altro.

'Redazione' “Mira sei sveglia? Ti fai sentire? Abbiamo la consegna per le 10 di domani cazzo!”

'Silvia' “Mira un casino, ci hanno spostato il piano di consegne, se non ci mandi il materiale entro domani siamo nella merda, M-E-R-D-A!”

Un altro.

'Piera' “Non puoi capire, uno così figo non me l'ero mai fatto! Lo trovi sulla mia bacheca.”

Il caffè ora scendeva lento dal filtro mentre Mira sorrideva pensando all'unica buona notizia della giornata. Si avvicinò alla porta finestra, spostando la tenda in lino ecrù, gettando uno sguardo furtivo sul giardino. Pensava che oggi non sarebbe riuscita a toccare la terra. Salì in camera al piano di sopra, accese il computer e mentre scaricava la posta si soffermò a guardare nuovamente fuori.

L'ennesimo fischio dal telefono.

Non era l'ufficio, né Silvia la grafica, né Piera.

Un sorriso le si aprì in viso.

Laggiù, nell'angolo a sud, un germoglio di lillà stava spuntando.​

#20lines #fiori

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