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Rosa

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Olimpo Web: storia d'amore e ironia

Giovambattista Rizzo

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Sacher aveva apparecchiato la tavola con una colazione che avrebbe potuto risultar luculliana, con dolcetti africani e frutta e creme a contorno delle più tradizionali uova strapazzate col bacon, per non parlare delle tante focaccette caldissime.
Ma Ugo ne aveva appena addentata una quando suonarono alla porta, era il solito e ormai familiare pony express che forse era Mercurio, questa volta però il messaggio era: “Fallo ora.”
E il bigliettino accompagnava 24 rose scarlatte, bellissime ma col gambo corto.
“Fallo ora, con le rose, ho capito!” E si precipitò al cimitero per regalare a Luce le rose.
Avrebbe potuto incontrarla, l'ora era quella giusta ed anche la giornata incoraggiava all'incontro, era un altro mattino luminoso, non c'era nebbia e neanche una nuvola, anche la madre di Ugo per l'occasione poteva riposarsi e infatti l'ologramma materno non aveva nuvole da cui far capolino. Ugo d'altronde era sereno, pensava a Luce, pensava perciò anche ad Eros che avrebbe potuto dargli una mano, approfittando anche della giornata con visibilità molto buona.
Ma lungo la strada per il cimitero si soffermò su quelle rose bellissime che Mercurio gli aveva portato e sul fatto che erano col gambo corto, non potevano esser quindi per Luce ma per un suo familiare defunto, forse la madre, a maggior ragione quel suo gesto sarebbe stato da lei particolarmente apprezzato.
Ugo comunque, per amore filiale e per non dare nell’occhio, puntò inizialmente alla tomba dei suoi, cambiò l’acqua dei fiori e aggiunse a quelli che c’erano anche alcune rose, poi passò alla tomba dei genitori adottivi e riempì il vaso con le rose rimaste, in quel vaso ci stavano giuste e anche la lunghezza del gambo era proprio quella occorrente, solo Luce a quel punto mancava.
Si guardò intorno, l’aria un po’ fredda ma tersa era ideale per Eros che avrebbe potuto facilmente centrare il bersaglio, lo vide infatti appostato proprio vicino alla grande quercia centrale, ch’era un po’ simbolo e vanto di quel cimitero, da quella posizione la freccia avrebbe di sicuro colpito Luce, direttamente al cuore. Ma lei continuava a non esserci e giunse invece Anna a sorpresa.
“Anna! Che ci fai qui così di buonora?” La vicina arrivava come sempre importuna.
“Dopo non avrei potuto.” Lo disse con ironia ed un largo sorriso.
“Non hai paura di inciampare, qui, con quei tacchi così alti?” Replicò Ugo senza alcuna ironia.
Forse ci avrebbe anche sperato, ma c'era un altro motivo per cui voleva lontana quella vicina.
La sua cascata di riccioli biondi gli ricordava proprio chi avrebbe preferito dimenticare, li portava così anche Elena ma oltre a quel particolare in comune, c'erano dettagli nel modo di sorridere e camminare che avevano stregato Ugo a suo tempo e ora gli risultavano invece indigesti.
Anna però non lo sapeva, a lei il vicino piaceva e la piccola riccia, elegantissima e con quei trampoli ai piedi, risultava peraltro particolarmente attraente.
“Bene, hai notato le mie scarpe. Ti piacciono?” Ammiccante.
“Sì, anche il vestito... ma non sei qui di fretta?” Impaziente.
“Sì, vado. Ma ci capita così raramente di riuscire a incontrarci e parlare...”
Anna si interruppe nella speranza dell'assist, che arrivò puntuale.
“Vedersi al cimitero non è molto romantico...” Ammise Ugo incauto.
“Sì, hai ragione ...” Ne approfittò lei per metter più in bella mostra denti e seni bianchissimi.
“Ci rivedremo allora in un posto romantico ... ora vado. Ciao.” E lo abbracciò a sorpresa.
Ugo si svincolò a fatica, Anna era comunque attraente, ma lui oltre tutto in quel momento era lì per Luce, salutò con un cenno la vicina e controllò in giro, ma non arrivava nessuno.
Giunse poi una donnina molto anziana e curva, aveva i lineamenti come scolpiti sul volto bianco marmoreo, con radi capelli bianchi che sembravan posticci ma occhi ancor vivi.
Forse mezzo secolo prima era già stata una signora di una certa età ma piacente, ora però si trascinava a fatica.
“Mia nipote non è ancora arrivata?” Chiese a Ugo la vecchia.
“Lei è la nonna di Luce?” Sperò subito lui.
“Sì, ma non so ancora per quanto, sono molto vecchia, ormai.”
“Ma Luce le sarà molto affezionata.”
Ugo non sapeva cos’altro dire, lo preoccupava non solo l’assenza della luminosa nipote ma anche l’oscura presenza di Eros, che con la coda dell’occhio vedeva troppo armeggiare.
Il sosia di Johnny Depp per l’occasione si era travestito da muratore, coi capelli unti imbiancati di calce e la solita maglietta corta con l’ombelico in vista, non risultava perciò - malgrado il ruolo - particolarmente attraente, Ugo lo vide pulirsi accuratamente gli occhiali e poi prender la mira.
Dalla quercia minacciosa sporse la punta di un arco e qualcosa molto sibilante partì.
“Le piacciono i fiori?” Fece appena in tempo a dire Ugo.
Riuscì così a far abbassare la testa alla vecchia, per guardare il vaso con le sue rose.
L’aiutò anche a spostarsi prendendole un braccio con decisione e squilibrandola quel tanto che bastava per evitare la freccia che il Dio minorato aveva diretto al bersaglio sbagliato, forse fu anche Eolo provvidenziale a corregger la rotta, per impedire che avvenisse un disastro.
Ma la nonna di Luce non si accorse di nulla, apprezzò molto le rose e disse a Ugo:
“Lei conosce da molto mia nipote?”
Lui tirò un doppio sospiro di sollievo. “L’ho vista solo due volte, sempre qui al cimitero.”
“E’ una ragazza preziosa e sensibile.”
“L’ho capito subito, appena l’ho vista.” E la rivide.
“Ma eccola, finalmente. Luce, dov’eri?”
La giovane gatta con gli occhi fosforescenti e i capelli nerissimi era più radiosa del solito, alta, elegante eppure semplice e sobria,la bellezza che per imporsi non ha bisogno di orpelli eccessivi.
“Scusami, nonna, non pensavo di trovarti qui.”
Poi con un sorriso si rivolse anche ad Ugo:
“La ringrazio di averle fatto compagnia, è stato molto gentile.”
“E ti ha portato anche le rose.”
Puntualizzò la nonna, cui Ugo doveva aver fatto una buona impressione.
”Ma sono bellissime. E proprio nel giorno del compleanno della mamma. Ugo, sono commossa.”
E d’istinto si sporse in avanti e lo baciò sulla guancia con uno sfioramento leggero ma caldo.
Prese così in contropiede ancora una volta il maldestro killer di cuori.
Qualcosa sibilò ancora molto vicino a Luce e ad Ugo, per fortuna non colpì neanche la nonna, sua nipote avvertì comunque quello strano ronzio e curiosa volle vederci più chiaro.
“Ma cos’è stato?”
“Forse una vespa.” Buttò lì Ugo, maledicendo in cuor suo l’insipienza di Eros.
“Dev’essercene in giro più d’una, anche prima un po’ vagamente ho sentito qualcosa di simile.”
Confermò la nonna, che parteggiava ormai apertamente per Ugo.
“Sarà.” Concluse Luce poco convinta e sollevò il vaso con le rose per ammirarle.
Erano freschissime e rosse, proprio come sarebbero piaciute alla madre e piacevano ora anche a lei. Quel regalo imprevisto, da uno sconosciuto che aveva visto solo due volte e per caso, la fece sentire improvvisamente corteggiata e bellissima: l’emozione si commutò in paura, quando il vaso fu colpito e cadde.
Eros infatti non si dava ormai pace, anche la terza freccia aveva fallito il bersaglio, lasciando sulla tomba dei genitori di Luce schegge di vetro ovunque e rose in ordine sparso.
“Erano proiettili, qualcuno vuole spararci.”
Concluse Luce, non riuscendo così a rassicurare la nonna, per l’occasione più bianca del solito.
“Ma no, non può essere, dev’essersi trattato di un sasso,lanciato per sbaglio da qualche ragazzo.”
Cercò di minimizzare Ugo.
“Non è così, voglio capire, potrebbe per sicurezza accompagnare intanto a casa mia nonna?”
Di animo sensibile, Luce non pensava a mettere in salvo se stessa.
“Certamente, preferirei però non lasciarla da sola.”
Ugo invece non pensava affatto alla vecchia.
“Lo vede che è preoccupato anche lei? Eppure qui in giro ci sono le solite persone che al mattino vengono in cimitero, anzi no, c’è anche un operaio, sarà qui per far dei lavori a qualche tomba, però non l’ho mai visto prima, punta proprio verso di noi, ha un arco, che cosa succede?”
Ugo allora d’impulso s'improvvisò eroe: si piazzò davanti alle donne per far loro da scudo, alzò un po' teatralmente le braccia e cercò di farsi riconoscere.
Il sosia di Johnny Depp sorpreso si tolse gli occhiali, li inforcò di nuovo e finalmente capì che per quel giorno aveva già fatto danni abbastanza e che del suo aiuto non c’era bisogno per far innamorare Luce di Ugo, non scoccò dunque la freccia già pronta e istantaneamente scomparve.
“Grazie.” Disse soltanto la giovane, abbracciando l’eroe con molto calore.
“Ti piace Luce?” Disse invece la vecchia che in fondo aveva mantenuto il controllo, a quell’età infatti nulla poteva più spaventarla, ci teneva comunque a vedere la nipote felice.
“Ma nonna, cosa c’entra?” Protestò la giovane impedendo così a Ugo di rispondere.
Lui disse lo stesso: “Mi piace molto.”
O forse si limitò a pensarlo, arrossirono comunque entrambi, rimediò la vecchia:
“Ma qualcuno non si era offerto di accompagnarmi?”
“Certo, signora, ho la macchina appena fuori dal cancello.”
“Grazie ancora, Ugo, spero di rivederti presto, ora devo proprio andare in ufficio.”
Lui incassò oltre al ‘tu’ un ultimo abbraccio, il ghiaccio comunque ormai si era rotto così come il vaso complici anche le frecce e le rose, quel giorno per lui come previsto era davvero importante.
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Tratto dal libro

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Olimpo Web: storia d'amore e ironia

Giovambattista Rizzo

Sinossi

Olimpo Web: storia d'amore e ironia

In un pomeriggio nebbioso, Ugo rientra dal lavoro precario e va al cimitero dove riposa la madre.
A lei solo può confidare quel che ha deciso di fare: ormai ha perso tutto, conduceva una vita brillante ma una moglie troppo brillante gli ha portato via amore, ricchezza, successo, perché vivere ancora?
Dalla madre non trova conforto perché per la nebbia anche interiore non trova neanche la madre: la tomba cui si è rivolto è sbagliata, ma non lo è la donna che là incontra e di cui si innamora. Forse.

Ugo intanto è depresso e si decide al gesto estremo, fulmineo, nella vasca da bagno. Prepara tutto con cura, anche il biglietto d'addio, scritto con il suo pc portatile, che lascia acceso, con il messaggio a vista. Ma per l'agitazione, nel momento fatidico, non trova in giro l'asciugacapelli e ripiega sul suo pc. E' la fine. Forse.

Il contatto dell'acqua bollente con lo strumento acceso fa effetto, ma non quello atteso. Ugo si salva e si salva anche il pc, solo con internet fa un po' fatica, ma il contatto alla fine è addirittura divino. Forse.

In particolari circostanze, Ugo riesce infatti a connettersi con InterNettuno, di quel portale è anzi l'unico utente e perciò gli Dei dell'Olimpo si prodigano per aiutarlo, anche se nel frattempo sono molto invecchiati e i loro problemi di vista e di alzheimer complicano la vita di Ugo anziché agevolarla. Forse.

Solo Cupido non è cambiato: continua a esser cieco e sbagliare bersaglio. Ma tutto, in fondo, è Amore.


Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell'umorismo.

Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l'ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l'attività a reddito con la sua vocazione primaria.

E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all'immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, "I cinque minuti di Cortopugliese", che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.

Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d'amore e d'ironia è il suo secondo romanzo.


Giovambattista Rizzo

L'autore

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell'umorismo.

Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l'ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l'attività a reddito con la sua vocazione primaria.

E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all'immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, "I cinque minuti di Cortopugliese", che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.

Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d'amore e d'ironia è il suo secondo romanzo.