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section 1
ginaladdaga

Il mio cuore martellava nel petto, così forte che avevo paura esplodesse. Stavo correndo tra i corridoi freddi di un palazzo dell'800 a Venezia​. La sottoveste di organza rossa non mi permetteva un completo movimento, tanto che incespicavo ad ogni mia falcata.
Scappavo da lui. Colui che mi aveva rubato il cuore, ma che me l'aveva anche spezzato.
Me lo spezzò quando scoprii chi fosse.

- Non ci credo, tu. Tra tutti quanti, tu!
Matis alzò il viso - un viso pallido, ma dannatamente affascinante - e con i suoi occhi color del fuoco, mi attraversò da parte a parte.
- Dovrei dire la stessa cosa, Beth.
Non era il Matis che avevo salvato dall'ipotermia, in una nevosa notte di San Silvestro​. Era un Matis diverso: animalesco, brutale, ma sempre bellissimo.
Si avvicinò, asciugandosi le labbra con il dorso della mano. Una linea cremisi dipinse la sua pelle diafana.
- Scappa Beth o dovrò ucciderti!
Non me lo feci ripetere due volte. Scappai.

Ed ora ero costretta a rifarlo. Scappare.
Con il pugnale d'argento​ infilato nella giarrettiera, corsi. Non avevo scelto questa vita, mio padre l'aveva scelta al posto mio. Io, adesso, dovevo solo eseguire gli ordini.


section 2
auraconte

Il corridoio interminabile, pieno di finestre e colonne non offriva alcuna via di fuga o un luogo dove nascondersi se non dietro le tende di ogni finestra, ma provarci sarebbe stato inutile tanta era la foga di colui che mi stava inseguendo.
Sentii un frastuono provenire da dietro le spalle, era Matis, involontariamente mi fermai un misero istante voltandomi verso il fondo del lungo corridoio.
Quel gesto compiuto di proposito era un diversivo, in pochi attimi intorno a me qualcosa si muoveva come un cacciatore atto a studiare le sua preda. Allungai la mia mano tremante verso il pugnale, ma riuscii a malapena a sfiorarlo, velocemente fui scaraventata contro una colonna. Una donna dai capelli color rubino mi tratteneva afferrando la mia gola, il suo aspetto minuto non avrebbe mai potuto nascondere tale forza.
- Sir William, l'ho trovata...
Un uomo la raggiunse camminando lentamente verso di noi.
- Lasciatemi andare - sussurrai.
Sir William fece un gesto con la mano, la morsa alla gola si allentò. Iniziai a correre, superando il corridoio, dopo una rampa di scale giunsi alla porta principale.
Aprii la porta, la vita fuori da quel palazzo era in procinto di ricominciare come ogni giorno all'alba. Un urlo provenne dal piano superiore, riconobbi la voce quasi immediatamente... era quella Matis. Il desiderio di tornar da lui per aiutarlo si faceva strada nella mente, cercai di muovere un passo ma venni scaraventata fuori in strada da un'ombra e quella grande porta fu sigillata per un'altro giorno lontana dal sole.


section 3
ginaladdaga

Il sole spuntò e la laguna, intorno a me, si illuminò. Dovetti ripararmi dal riverbero gli occhi con la mano, ancora guantata.
Matis era rimasto intrappolato - ma era davvero intrappolato? - all'interno del palazzo ottocentesco ed io ero qui fuori, al freddo. Sola.
Il grande ballo in maschera che si era tenuto per Carnevale si era concluso nei peggiori dei modi: io che scappavo, lui che veniva catturato. Chi era Sir William?
Percorsi tutto il perimetro dell'enorme residenza a piedi, cercando una possibile entrata. Urlai di frustrazione, o mi parve di averlo fatto perché dalla mia bocca non uscì alcun suono. Non c'era modo di entrare.
O forse sì. La mia attenzione venne attirata da un uccello dalle piume petrolio che partì in volo alla ricerca, forse, di cibo per i propri piccoli. Indietreggiai per mettere a fuoco e vidi una rientranza in cui, appunto, si trovava un nido... ed una finestra socchiusa.
Tirai un grosso respiro e strappai via la gonna da quadro antico che indossavo - un mio debole tentativo di apparire abbordabile da "lui" - rimanendo in sottoveste. Presi il pugnale e lo misi in bocca, trattenendolo con i denti. Sapeva di monete sporche.
Ripetei tra me e me - Ce la posso fare. Non cadrò giù - quasi come un mantra.
Infilai la punta dello stivaletto nero in una fenditura della facciata e lentamente, cercando di mettere in pratica gli insegnamenti di mio padre, arrivai alla mia meta, ma quando strinsi la mano sulla maniglia esterna della finestra, urlai di dolore e il pugnale cadde nel vuoto.


section 4
auraconte

Mi risvegliai ore dopo distesa in una gondola che navigava attraverso un canale buio, era notte e la testa mi girava, cercai di mettermi seduta ma una voce e il corpo debilitato dalla caduta mi fermarono dal farlo. Avevo dolori in ogni muscolo del corpo.
- Fai attenzione, non sforzarti.
Matis si trovava davanti a me, il suo viso era coperto all'ombra del cappuccio di un mantello.
- Non aver paura Beth, tra poco sarà tutto finito.
- Non capisco, dove stiamo andando?
Lui fece un mezzo sorriso, evitando di replicare alle mie domande, così insistetti.
- Siamo vicino piazza San Marco, non preoccuparti...
Ci vollero diversi minuti prima di riprendere la conversazione, intanto centinaia di persone attraversavano i ponti indossando maschere in direzione della piazza. Sfiorai la mia gamba e non sentii più il pugnale nascosto sotto la giarrettiera, dovevo averlo perso nella caduta. Cosa avrei detto a mio padre? Dopo tanto tempo ed educazione non ero stata in grado di difendermi, o forse non volevo farlo. Matis era davanti a me, la sua pelle pallida risaltava sotto le luci dei lumi posti sopra i davanzali delle finestre. I suoi occhi erano di nuovo gli stessi dell'uomo che avevo conosciuto e amato.
Non riuscivo a reagire, non contro di lui.
- Cosa sta per finire? Chi è Sir William?
Lui evitò il mio sguardo dopo quelle domande voltandosi alla volta della piazza che lentamente si mostrava sotto i nostri sguardi, poi notai una lacrima scendere sul suo volto.


section 5
ginaladdaga

- Sir William, è il mio... creatore - lo disse come se si stesse strozzando.
Feci leva sulle braccia e mi alzai. Mi spostai avvicinandomi a lui.
Lui tirò su con il naso - non avevo mai visto un uomo piangere, ne tanto meno un uomo come "lui" - e mi si strinse lo stomaco. Non volevo che soffrisse.
In quell'istante giurai a me stessa che, nonostante fossimo così dannatamente diversi e appartenenti a due mondi differenti, avrei ucciso la causa del suo dolore.
Il suo creatore.
- Il tuo creatore. Quindi tu... - ingoiai il grumo che sentivo in gola - sei nato umano.
Matis ridacchiò, come se avessi raccontato una barzelletta di dubbio gusto morale.
- Sì. Sono nato nel 1887.
- Ah.
Fu tutto ciò che riuscii a dire. Guardai davanti a me l'oscuro canale che si snodava davanti a noi. Solo in quel momento realizzai che nessuno stava manovrando la gondola.
Ad un tratto la gondola si fermò in una rientranza con un tonfo sordo. Stump!
- Scendi Beth, siamo arrivati.
Mi porse la mano e io gliela strinsi.
- Non scendo da qui finchè non mi dici cosa succede e dove stiamo andando.
Matis mi freddò con lo sguardo, ma a poco a poco i suoi occhi si addolcirono e un lieve sorriso gli illuminò il volto.
Si sporse verso di me, la gondola ondeggiò sull'acqua e mi baciò.


section 6
auraconte

Le sue gelide labbra sfioravano le mie quando Matis interruppe quel dolce gesto improvvisamente, il suo viso era contratto in un'espressione di dolore, disse il mio nome portando la sua mano al petto. Non capii il perché di quell'azione brusca, poi osservai il suo torace, era insanguinato, pochi istanti dopo cadde lentamente ai miei piedi, alzai lo sguardo e la figura di un uomo si mostrò alle sue spalle.
- Padre! Cosa hai fatto?!
Urlai scoppiando in lacrime, tra le sue mani teneva stretto il mio pugnale insanguinato dal sangue di Matis. Si avvicinò a me velocemente colpendomi, quella stessa lama in frassino e argento trapasso il mio addome, caddi a terra cercando di tamponare la ferita con le mani, ero in fin di vita.
Il buio e il freddo insieme alla loro amica morte giungevano lentamente per accompagnare me e Matis nell'oltretomba, intanto che mio padre andava via da quel luogo senza voltarsi indietro.
Poi li vidi, lontano, nascosti dietro delle maschere, Sir William e la ragazza con i capelli rossi osservavano la nostra morte. Mio padre gli passò accanto, il mio ultimo pensiero fu la certezza che da lì a poco avrebbe ucciso anche loro. La ragazza andò via camminando velocemente dopo aver dato un ultimo sguardo a me e Matis.
Mio padre si avvicinò a Sir William, quest'ultimo a tale gesto annuì soddisfatto... Intanto che noi due, giovani amanti, esalavamo il nostro ultimo respiro nel totale silenzio di quella notte.

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