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larazavatteri

1610

Non aveva capito dove la stavano portando. Erano giunti all’alba, spalancando la porta della misera casetta dove viveva sola. Erano in quattro, incappucciati e solo quando si erano tolti il cappuccio dal volto aveva visto che al collo portavano una croce con Gesù. Sacerdoti. Recitando da un libro parole per lei incomprensibili l’avevano trascinata in strada, senza spiegazioni, senza lasciarle il tempo di prendere nulla ed ora la stavano conducendo a strattoni in qualche posto, ma dove? Era inverno nella valle e Cleo, scalza e con addosso solo la veste per la notte, tremava di freddo e di paura, mentre i suoi piedi calpestavano la terra gelata. I lunghi capelli rossi svolazzavano intorno al suo capo, unico elemento di colore in quel paese grigio dove pure il cielo quella mattina era color piombo, capelli che le arrivavano fin quasi alle caviglie. Era già un miracolo che fosse sopravvissuta, perché solitamente le bambine che nascevano con i capelli vermigli o venivano subito uccise o comunque non sopravvivevano ad anni di persecuzioni e miserie. Era credenza popolare, infatti, che le donne dai capelli rossi fossero frutto di stregoneria, come avevano poi dimostrato i fatti. Sua madre aveva invece capelli neri come la pece ma del padre non si sapeva nulla, tutti credevano che fosse figlia del Demonio. Mentre la strattonavano per le vie del paese, apparvero coloro che, fino a poco prima, le chiedevano aiuto, ma nei loro occhi non c’era pietà, solo disgusto, non c’era riconoscenza, solo desiderio di vendetta. Da quando la peste nera aveva colpito anche la valle, la gente aveva iniziato a vedere in lei, in quella donna strana, che conosceva le proprietà delle erbe e che innumerevoli volte li aveva curati dai malanni (ma di questo non si ricordarono più) la causa di quel male. Si cominciò a mormorare che fosse una strega e da quel mormorio si scatenò la furia della chiesa che mal tollerava chi s’intrometteva tra il volere divino e la povera gente, cercando di curare mali che erano punizioni per i peccati del popolo. Le donne poi dovevano stare al loro posto, non cercare di farsi notare per la capacità di conoscere erbe, unguenti, rimedi. Quando la peste arrivò, Cleo aveva tentato di aiutare la gente, ma senza successo: non riusciva a capire come arrestare l’epidemia e l’unico suo contributo era stato quello di alleviare un poco le sofferenze dei morenti. Considerata questa sua incapacità, la gente iniziò ad accusarla di essere stata lei a diffondere il morbo, lei che non ne era stata colpita, lei che anche secondo coloro che le erano vicini era in combutta con il diavolo. Di casa in casa la voce che Cleo in realtà praticasse la magia nera si diffuse veloce e giunse fino alle orecchie dei sacerdoti che raccolsero in breve accuse su accuse, tutte infondate e dettate solo dalla paura. Da questo si era passati direttamente a sequestrare la povera donna, con l’intento di metterla al rogo subito, senza nemmeno una parvenza di processo. Cleo sapeva cosa accadeva alle donne sospettate di essere streghe, ma mai avrebbe creduto che le chiacchiere di gente impaurita potessero travolgerla e portarla nelle mani degli inquisitori. Invece erano lì, in quel momento e la trascinavano verso la piazza. Ora lo capiva, ora sapeva, ma non aveva paura.
Cleo conosceva molte cose, per averle apprese da sua madre che a sua volta le aveva apprese dalla sua. Non era una strega e l’unica magia che praticava era ricordare a memoria le proprietà curative delle piante, eppure aveva un dono che nessuno sospettava e che per fortuna non aveva mai rivelato a nessuno. Fin da bambina era stata in grado di prevedere il giorno e l’ora della morte delle persone ma non di tutte, solo di quelle malvagie. Mentre il corteo, ingrossato dalle file dei paesani che inneggiavano perché la donna fosse bruciata subito, procedeva per l’ultimo tratto di strada, Cleo ringraziò mentalmente il Signore per non aver mai accennato a nessuno quella sua preveggenza, altrimenti avrebbero avuto un altro pretesto per chiamarla strega, per bruciarla, ma, infine, anche non sapendolo era proprio ciò che si accingevano a fare. Arrivarono nella piazza, dove già era stata predisposta una pedana rialzata con intorno cataste di legna secca. Il posto di Cleo era al centro, ben visibile da tutti, con le fiamme che l’avrebbero attorniata in un attimo.
“A morte, morte alla strega!” gridavano coloro che aveva curato per anni.
Cleo non se ne curò, passando accanto alla gente che la scansava, le sputava addosso, le strappava la vestaglia. I sacerdoti, recitando preghiere in latino, si fermarono accanto alla pira. A quel punto dalla folla uscì l’inquisitore mandato da Roma in quel paesino sperduto per accusare e veder bruciare la strega.
Era un uomo giovane, non avrà avuto nemmeno trent’anni che non si degnò nemmeno una volta di guardare in viso la condannata mentre predicava alla folla i peccati di cui, secondo le sue convinzioni, la donna si era macchiata. Non la guardò nemmeno quando, incitato dalla gente, condusse Cleo sulla pedana, legandola al palo, nemmeno quando accese il fuoco. Ma Cleo, invece, l’aveva osservato e aveva visto la data e l’ora in cui il suo accusatore sarebbe morto. Intorno il boato della folla si spense in un attimo quando il fuoco cominciò a divampare e proprio quando Cleo cominciava a sentire il calore avvicinarsi sempre più, l’inquisitore si accasciò al suolo, morto. La gente intorno lo soccorse subito e subito si accorse che l’uomo non era più di questo mondo. Allora qualcuno urlò che era morto perché aveva accusato un’innocente-dimentichi che i primi ad aver accusato Cleo erano stati proprio loro- e ignari dei sacerdoti, rimasti ammutoliti, anziché interpretare il segno come un fatto diabolico si scagliarono su Cleo per liberarla dai legacci. Chiaramente e per oscuri motivi pensavano che dall’alto Dio avesse agito per proteggerla. La donna fu riportata a casa con ogni premura dal paese intero mentre i sacerdoti non ebbero il coraggio di protestare, anche perché il dubbio dell’intervento divino era anche nei loro cuori. Cleo non disse una parola e si alzò dal suo giaciglio solo quando tutti se ne furono andati. Era ormai notte e sorrise pensando alla visione dell’Inquisitore con la data di quel giorno e l’istante in cui appiccava il fuoco impressi sulla fronte, come lei li aveva visti.
All’alba, fuori dall’uscio trovò le suppliche di coloro che solo poche ore prima desideravano vederla bruciare sul rogo. Chi chiedeva un aiuto per quel malanno o quell’altro, chi desiderava questo o quel rimedio. Cleo distrusse tutti i foglietti che trovò, preparò le sue poche cose e partì dal paese senza lasciare traccia. Vedeva solo il giorno e l’ora della morte dei malvagi e il giorno prima aveva visto la morte scritta sui volti di tutto il paese perché nessuno, in nessuna casa, aveva cercato di proteggerla. La malvagità si era impadronita di ognuno e per questo lei aveva letto la loro fine, ma decise comunque di non rivelare nulla a quelli che un giorno la chiamarono strega e ora la designavano come santa. Lasciò il paese in silenzio e nessuno la notò. Una settimana dopo erano tutti morti di peste.

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