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section 1
lindalercari

Aspetto... Sono migliaia di anni, ma continuo a aspettare. L'oscurità e il silenzio mi avvolgono, mi proteggono. Di tanto in tanto mi assopisco per far passare il tempo, non temo di perdere il contatto perché so che se lui verrà lo sentirò a distanza e avrò tempo di destarmi.

Aspetto, aspetto e sogno. Nel sogno ricordo ciò che è stato e spero ciò che sarà.

Mi chiamano mostro. Per i mortali sono un'assassina. Stolti che non sanno vedere oltre il proprio naso, poveri idioti che hanno creduto per secoli che la Terra fosse piatta come un vassoio. Non è certo da loro che desidero rispetto, non da chi non sa distinguere una storia d'amore da una favola per spaventare i bambini e i marinai.

Sono Scilla e tutti voi mi avete sentita nominare. Sono Scilla il mostro marino, ma un tempo ero una ninfa bellissima per la quale poeti hanno narrato la mia avvenenza. La bellezza che i mortali considerano fonte di consolazione o di dannazione. Lunghi capelli color del grano maturo, seni alti e sodi, pelle appena scurita dal bacio del sole, il mio viso è un ovale perfetto nel quale riposano labbra lussuriose e occhi profondi quanto il mare. Non vi parlerò delle mie gambe. Sapete benissimo come son fatte. Altrettanti poeti e scrittori ne hanno narrato le terribil fattezze.


section 2
lindalercari

Di tanto in tanto i cani abbaiano e, nonostante siamo nelle profondità marine, disturbano la quiete. Latrati famelici che m'impongono di saziarli al più presto. Allora nelle bocche bavose finiscono uomini, pesci, delfini. Le gole serpentiformi deglutiscono e gli stomaci mostruosi si saziano. La pace ritorna. Quella parte del mio corpo che tutti considerano il Male si tranquillizza e torna a riposare.

Eppure, nonostante anch'io consideri inquietanti queste mie nuove fattezze, amo ogni parte di esse perché sono la prova del mio amore. Tutti conoscono la storia, tutti sanno di Glauco e di Circe, ma nessuno immagina la verità perché essa è così lontana da quanto si credeva allora da non poter essere narrata dai contemporanei.

Sospiro pigramente. Mi rilasso e il mare, in superficie, fa piccole increspature. Quando il mio corpo si muove l'acqua attorno a me crea bizzarri arabeschi e le navi tremano impaurite. Il mare è la prova suprema di quanto le creature marine si amino, pronte a sfidarlo da un confine all'altro del pianeta pur di incontrarsi.

Respinsi Glauco, è vero, ma solo perché ero già innamorata di un altro, di un essere ben più potente e fiero, una creatura che non aveva nulla di umano, ma la cui energia vitale e il potere erano aldilà di ogni desiderio. Circe non mi fu ostile, mi permise solo di coronare il mio sogno d'amore.


section 3
lindalercari

Il suo fascino mi aveva stregata. Volevo essere sua, perdutamente. Il mio cuore non vedeva la mostruosità. Ignorava le grandi ali da pipistrello, i tentacoli che gli scendevano sul viso al posto della barba, le mani palmate e dagli enormi artigli. Lo sguardo di fuoco si era posato su di me, una sera che nuotavo tranquillamente, ma non per divorarmi. Lessi la sua brama di carne umana, ma non rimasi spaventata, bensì affascinata. Lui mi sollevò e mi fissò a lungo incuriosito. Ero io la strana creatura ai suoi occhi, non urlavo né tentavo di fuggire.

Circe ci aiutò. La sua potentissima magia permise quell'unione che fu poi maledetta dall'umanità.

Quanta voluttà in quell'amplesso. Ogni qual volta vi ripenso il corpo ancora freme di desiderio, i cani ululano e le spire si stringono spasmodicamente.

Ancora abbracciati chiesi il suo nome. Mi disse che le orecchie umane non potevano udire quel suono alieno, ancestrale, più antico di molti mondi a noi sconosciuti. Mi rivelò che in un futuro prossimo, perchè il velo del tempo era misera cosa ai suoi occhi, un eletto avrebbe creato un nome adatto: Cthulhu​.
Mi rivelò molte cose che ancora devono accadere e mi chiese di aspettarlo dove ci eravamo amati. Per far questo mi donò un corpo adatto allo scorrere dei secoli, mi sarei potuta difendere e mi sarei nutrita. La mia bellezza non sarebbe stata intaccata dalla crudeltà del tempo.


section 4
furiodetti

Da allora nuovi esseri si sono aggiunti alla schiera. Reietti, perché il mondo si è corrotto, divenuto incapace di vedere e accogliere come parte del tutto la nostra grandiosità. E la nostra importanza. "Monstrum", dal latino "cosa che deve essere vista", nome che deriva dalla radice e dal verbo 'moneo', ammonisco, "ammonisco, avverto", a sua volta nato da "memini", "mens", la mente. Noi siamo un avvertimento, siamo la testimonianza che l'universo è condiviso da altre creature differenti da un uomo, che ha creato déi "a sua immagine e somiglianza" e che si è autoingannato, credendosi il prediletto. Da allora ha scacciato, prima con le religioni degli unici déi, poi con la scienza e la tecnica, ogni prodigio, ogni meraviglia. I boschi, sempre meno e sempre meno rispettati, sono risorse economiche, turistiche, parchi giochi in cui ogni selvatico è disciplinato, corretto, studiato, recintato e "protetto". Non più Pan che urla e atterrisce i pastori, ma le scolaresche in visita ai centri natura, non più i verdi compagni di Herne il Cacciatore, ma cacciatori che si coprono il lardo di verde mimetico e si armano per sterminare animali introdotti a forza in un mondo che non riconoscono affatto. Non più le ondine o le Nixes, le Näcken, che attirano giovani maschi con la promessa del loro piacere nel bosco e - se restano soddisfatte - offrono immortalità o doni. L'uomo è diventato stupido e non sa più farsi regalare sorprese dal mondo vero.
Ecco, sento che un'orrenda macchinazione umana attraversa il mare, la casa degli ultimi pesci, venduti in quote e in anticipo, perché la fame d'oro umana non ha sazietà. Ormai le fauci di cui dispongo sono solo una pallida imitazione degli appetiti dei bipedi.​


section 5
furiodetti

Eccola, l'abominazione. Bianca, fuori scala, grottesca e sfacciata, oscena. Una massa lattiginosa e fredda chiamata col nome della pace. Pace che è regolarmente offesa dal frastuono dei suoi rumori e dei cafoni a bordo: l'empio clamore giunge alle pendici delle mie rocce. Anche io sono cresciuta, nonostante l'inedia, nonostante i miei pasti fossero sempre più amari, sempre più radi e sempre più tristi. Se non ci fossero i segni della catastrofe prossima ventura, annunciatimi dagli emissari del mio amore, avrei perso ogni speranza. Non sono più marinai spaventati e vivi quelli che attraversano la mia liquida dimora, ma arroganti nanetti gallonati, che si "inchinano" agli scogli coperti di cemento e discoteche. Questo inchino è segno della perversione della loro dilagante genìa, non flettono il loro fragile corpo, ma piegano la rotta dei loro mastodonti a sfiorare le rocce a pelo d'onda. Poco importa che questo sconvolga quel poco che rimane del mondo marino. I festaioli, costretti a coprire col rumore gli ordini della noia e il funerale delle meraviglie perdute, apprezzano queste pagliacciate.
Io dunque mi muovo. Sarò ancora qualcosa di imprevisto, quel che resta del mondo scomparso, e agirò con le parole segrete insegnatemi dal mio amato e dalla sua gente, assetata di rivalsa.
Canto per nascondere il fondale, canto per fare delle onde uno specchio in cui l'orgia scomposta e svergognata dei piccoli ignoranti possa specchiarsi, che la chiglia non veda la pietra, che il timone non sappia curvare, che la luce sull'acqua smarrisca lo sguardo della sentinella e renda un vano brancolare la cerca delle loro macchine sapienti. Non ci sono balene in questo mare, adesso.
Ci sono io Scilla, e canto per portarvi sulleappuntite rocce.


section 6
lindalercari

Mentre distruggo le abominazioni umane sorrido al pensiero del mio amore. Approverebbe. Mi manca e la sua mancanza è strazio e inquietudine. Vortici mi accarezzano, mi confortano, ma ormai sono secoli che bramo il suo ritorno.

Aspetto, nell'immobilità della notte eterna dei fondali marini, aspetto e sogno. Sogno un mondo nuovo e antico dove noi torneremo a essere sovrani. Nuoteremo liberi in ogni dove e ci scalderemo su spiagge ormai abbandonate dagli esseri umani. Allora vedremo in lontananza il Leviatano che ammiccherà verso di noi mentre compirà volute mirabolanti tuffandosi e rituffandosi; scorgeremo l'Araba Fenice darsi fuoco per diletto e tornare ancora più bella e rinnovata a posarsi sulle nostre spalle per accarezzarci col becco.

Sirene bellissime e crudeli canteranno le nostre gesta e Dagon celebrerà quel matrimonio che tanto bramo. Tutto sarà come era all'inizio del Tempo quando il pianeta era una giovane palla di fuoco, acqua e mistero. Le ninfe torneranno a giocare nei boschi e fauni lascivi le prenderanno per mano nella danza che ben conoscono. Gli dei non saranno più relegati fra l'Olimpo e Asgard, o nascosti negli abissi fra il Triangolo delle Bermuda e gli stretti tumultuosi. Cariddi mi saluterà e insieme andremo a crogiolarci al sole.

Ti prego, torna presto da me, amore mio, Cthulhu​.

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