20lines


section 1
alessiotorino

Da giorni nessuno faceva più il bagno perché c’erano le meduse. Erano le dieci passate, il sole era forte, ma la gente rimaneva sdraiata sugli scogli o sul moletto. Se qualcuno decideva di bagnarsi, bagnava soltanto i piedi o la testa. Prima o poi tutti, per quella che era già diventata un’abitudine mista a una forma di attrazione, alzavano gli occhi verso la bambina per vedere se ne avesse pescata un’altra.
Tina stava in piedi in fondo allo scivolo di cemento che serviva per mettere in mare le barche e i gommoni. Era con le scarpe da scogli e il retino, controllava e aspettava. Fosse stato per lei, sarebbe venuta qui appena sveglia – quelle piccole cose vive quasi trasparenti erano state il suo primo pensiero, o forse il pensiero che l’aveva addirittura svegliata – ma sua mamma non permetteva né a lei né a sua sorella Bea di scendere alla cala da sole. Comunque aveva già liberato il mare da un buon numero di meduse​. Dal retino le scaricava dietro uno sbarramento di pietre che aveva costruito a metà dello scivolo per evitare che un’onda se le riprendesse.
In acqua si mimetizzavano meglio, mentre lì, sotto la luce diretta, avevano il colore di una qualche gelatina alla frutta.


section 2
cossarello

Spuntavano come funghi, le meduse. Se ne vedevano come non mai quest'anno. Qualche avventuriero azzardava il bagno, per lo più per far vedere alle tipe da spiaggia che "noi non abbiamo paura...", e puntualmente tornava indietro all'asciugamano con la coda tra le gambe, sconfitto, o peggio con un escoriazione tale da portare le menti confuse ad utilizzare l'ammoniaca come anti-tossico. L'acqua di mare, idioti.
Comunque, il sole era alto, le meduse si moltiplicavano, e la bambina raccattava e raccattava. Capelli biondi, viso pallido, e braccia leste come un serpente, calava il retino e tac, tirava su, ed eccola un'altra, e poi un'altra, e un'altra ancora. Decise persino di darle dei nomi, "a te ti chiamo Polly... e a te Dotty... e a te, a te... a te Sissy!", non di certo il massimo della fantasia, ma pur sempre un gesto da apprezzare. La gente rideva e parlava, tranne un uomo, un signore anziano, seduto sulla sedie pieghevole sotto l'ombrellone, intento a leggere il quotidiano. Lui se ne stava lì, e la bambina sapeva perché.


section 3
fabtaffu

Secondo logica, catturar meduse con un retino da pesca è come proteggere una casa dal vento costruendo un muro di rami; una perdita di tempo, bell'e buona. Eppure nei gesti di Tina c'era un che di eroico, puro e disincantato, come se ci credesse davvero a quel che faceva.
Da lei, si sarebbe detto nel vedere la precisione chirurgica dei suoi gesti (due passi, braccio che carica, retino che si immerge, movimento parabolico braccio-retino, medusa scaricata dietro lo sbarramento seguendo il movimento originario e via di nuovo), sembravano dipendere le sorti dei bagnanti, di una stagione balneare, di risparmi di un anno di duro lavoro.
Qualche ragazzino ogni tanto provava ad avvicinarla, curioso e incerto sul da farsi; cercare di scoprire qualcosa di quella cacciatrice solitaria, o offrirsi volontario per la pesca?
"Ci pensi", diceva lei senza distrarsi e puntando la prossima medusa, "in fondo sono robe fatte di acqua. Eppure guarda cosa possono fare" indicando con il braccio verso la spiaggia sovraffollata da bagnanti nervosi e spazientiti da quella popolazione budinosa.
Pochi stavano ad ascoltarla per davvero.
"Robe fatte di acqua, e alcune sono addirittura immortali"
A quelle notizie i ragazzini saltavano via, tornando a far da spettatori da lontano.
Il vecchio, ripiegando il giornale, sembrò sussurrare "Tina". Nessuno sembrò sentirlo. Emise un sospiro cavernoso, e alzandosi in piedi il suo corpo somigliava alla chiglia arrugginita di un peschereccio scosso dal mare in burrasca. Si protesse gli occhi dal Sole con la mano callosa.
Tina, girandosi a scaricare l'ennesima medusa, lo vide. Posò il retino oltre le rocce, e si incamminò verso il vecchio.


section 4
santinagiannone

I suoi passi erano impastati di salsedine, ma non inciampavano nell'afa del pomeriggio e si dirigevano, chiari e puliti, verso il sussurro che l'aveva distolta dalla sua impresa.
- Nonno!- esclamò la bambina
L'abbraccio che seguì fu ricco di silenzi disseminati tra i sospiri.
- Tina- ripetè il vecchio, quasi che quella parola fosse un amuleto da stringere al cuore per tenerlo al sicuro dai morsi delle meduse.
- Stavo pulendo il mare- ammise candidamente la bambina.
- Ce ne sono troppe- ammise con amarezza il vecchio, senza sapere se si riferisse alle meduse che si agitavano in acqua o a quelle che avviluppavano con tentacoli lunghi e dolorosi il suo cuore.
-Lo so- sciolse l'enigma in una soluzione infantile, l'unica possibile e salvifica Tina- Ma se non cominciamo da qualche parte non finiremo mai.
Poi lo prese per mano, dolcemente, senza dargli la pissibilità di scappare.
Piccoli piedini, più forti dei suoi indeboliti dal tempo, lo guidarono verso una casa che aveva abbandonato tanti anni prima e dove non aveva più avuto il coraggio di tornare. Ma adesso, che la sue età asomigliava sempre più alla gelatina delle meduse, forse era arrivata l'ora.


section 5
cossarello

Si dice che chi invecchia torna bambino. Tina, in questo caso, è come se prendesse la mano di un suo compagno di giochi. Il nonno dall'aria burbera, dalle mani callose, dalla fronte stempiata e dai capelli bianchi, e dai dolori di una vita all'insegna dei sacrifici, è il suo compagno di giochi preferito. Un passo dopo l'altro sulla sabbia, attenti a non calpestare gli altrui asciugamani, con gli occhi della folla divertita per la caccia alle meduse puntati sulle loro sagome che sinuose si avviavano all'uscita della spiaggia, Tina e il nonno, sorridenti ma con il cuore a metà, erano diretti al luogo di infanzia di Sabrina, sua madre. Anni addietro anche lei si divertiva a cacciare le meduse, e il nonno ricordava tutto, e Tina immaginava, perché Tina non era stupida. Tina non aveva mai conosciuto la madre, ma agli occhi di chi la guarda, e dalle bocche di chi sentenzia, sapeva di assomigliarle molto. "La cacciatrice di meduse", "la principessa col retino", e così via, Tina come Sabrina, di generazione in generazione, e il nonno, allora padre, sempre lì presente all'appuntamento, sempre con lo stesso calore nel cuore. Tina era sola al mondo, Tina non aveva madre, nè padre, nessuna sorella. Tina aveva il nonno, e il nonno aveva la sua nipotina. Una coppia perfetta. -"Tina, andiamo nella casa di tua madre. E' giunto il momento che tu sappia.", -"Che cosa nonno? Cosa devo sapere?", -"Chi sei tu veramente..."


section 6
agostinonapoleo

La notizia aveva percorso in lungo e largo le vie del paese .
" La bambina ha smesso di trascinare fuori dall'acqua le meduse ".
" Pare che improvvisamente abbia lasciato cadere ai suoi piedi quel retino " .
La curiosità mi aveva spinto a scendere fino in fondo al molo . Era lì ! Seduta su uno scoglio . Le mani poggiate sulle guance e lo sguardo fisso oltre l' orizzonte marino .
" Perchè hai smesso di afferrare meduse ? " le chiesi con timido coraggio .
" Credevo di fare la cosa migliore " e senza distogliere lo sguardo dall'infinito continuò
" avrei ripulito il mare dalle cose che mi fanno paura così da nuotare liberamente .
Ma istante dopo istante , ad ogni alzata di retino , il mare appariva ai miei occhi vuoto .
" Cosa sarebbe un mare senza meduse ? Ora inizio a comprendere ! "
Già , pensavo " cosa sarebbe il mare senza ogni elemento ? " Ma per comprendere le cose è necessario viverle . Tirare su acqua e meduse per un giorno intero . Per giorni interi .Fino a comprendere che ogni diversità è una risorsa , un valore , un arricchimento e questo non può far paura .
" Sarebbe stato un mare povero e questo solo perchè mi sentivo minacciata . "
" A cosa serve fuggire alle proprie paure ? E' ora che io impari a muovermi nell'acqua senza paure. Non so chi sono ora nonno , ma ho iniziato a comprendere cosa sarò e vorrò essere domani . Una donna capace di nuotare liberamente in un mare dove possano galleggiare libere anche le meduse .

Altre storie

Ragazzi